Albaredo

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Albaredo Stazione ferroviaria

Scopriamo la frazione di Albaredo. Chiesa pievana antica, citata il 3 maggio 1152 in una bolla di papa Eugenio III, l’arcipretale di Albaredo, dedicata all’Annunciazione della Beata Vergine Maria, è l’esito, in primo luogo, della sua ricostruzione avvenuta tra il 1679 e il 1692. Un secondo intervento che conferì alla chiesa la struttura attuale fu realizzato tra il 1906 e il 1907, e comportò, tra l’altro, il prolungamento della navata a partire della linea delle colonne che sorreggono la cantoria. Pregevole testimonianza artistica della chiesa vecchia è la pala dell’altar maggiore con l’ Annunciazione della Beata Vergine Maria, dipinta tra il 1615 e il 1623 da Pietro Damini (1592-1631).

L’affresco sul soffitto documenta, invece, l’avvenuto completamento della chiesa seicentesca: opera del pittore castellano Melchiore Melchiori (1641-1686), firmata e datata 1685, raffigura l’
Annunciazione. Sopra la porta d’ingresso sud: Monumento funebre del pievano Giacomo Cesari in marmo di Carrara, datato 1692. Tra le altre opere: di Amedeo Giuseppe Lorenzi (1816-1879), S. Pietro Apostolo, S. Luigi Gonzaga e S. Francesco, 1877; di Luigi Gasparini (1856-1926), Madonna con Bambino e i santi Sebastiano martire, Valentino vescovo e martire, Antonio da Padova, circa 1908; di Pietro Linzi (1857-1943), Immacolata Concezione, 1901. Della presenza di proprietà di patrizi veneziani, sono testimonianza, nel centro del paese: la villa Grimani Morosini Gatterburg, ora Zorzato-Pozzobon (sec. XVII, ristrutturata nel sec. XIX); la quattrocentesca casa Morosini Marcello con colombara, sede di ospedale da campo nella Prima Guerra Mondiale; il settecentesco palazzetto Condulmer-Gritti; in via Brenta: la tardo-settecentesca villa Memmo, ora Pinarello.

(testo a cura di Giacinto Cecchetto)